L'architettura
in pietra a secco nella regione delle Puglie(*)
Arch.
Michelangelo Dragone
L'architettura
in pietra a secco nella regione delle Puglie(*)
Arch.
Michelangelo Dragone
(*) Intervento effettuato al convegno "Petrafolia"
- rencontres mediterraneennes du patrimoine bati et des jardins
- Six fours les Plages (83) e Mane (04) - Francia; pubblicato
in "Synth?se des premi?res journ?es Petrafolia"-
AA. VV. ediz. Alpes de Lumi?re, prieur? de Slagon,
04300 MANE - Fr
Versione
in lingua Francese - Fran?ais
L'architettura
in pietra a secco ? presente un po' dappertutto in diverse
regioni del mondo, ma ? particolarmente concentrata nella
zona dei Paesi del Mediterraneo (penisola iberica,Francia, Italia,
regioni della ex - Jugoslavia, Grecia, isole e tutte le regioni
nord - africane), senza escludere altri territori del nord
- Europa (come, ad esempio, l'Irlanda e la Scozia).
Si
tratta di un'architettura povera in mezzi e non catalogabile
direttamente tra quelle definite dagli esperti come "monumentale".
Questa espressione del costruire dell'uomo non risulta prodotta
da un disegno predefinito, ma dall'esigenza di coltivare una
terra arida e sassosa.
Nella
regione delle Puglie, in Italia, ed in particolare nella zona delle
"Murge", il suolo ? costituito da pietra calcarea
posizionata ad un livello poco profondo e molto spesso in superficie.
Lo spietramento dei campi costituiva il passaggio obbligato per
rendere le terre adatte ad essere sfruttate per l'agricoltura e
veniva effettuato accumulando i materiali in alcuni punti particolari
assumendo forme circolari, talvolta costituiti da superfici ed altezze
notevoli (le "Specchie").
Una
grande quantita di queste pietre era utilizzata nella costruzione
di muretti a secco con loscopo di delimitare le propriet?
ed i percorsi. Infine, queste pietre sono state utilizzate per disegnare
il territorio nella sua totalit? in rapporto alle capacit?
dell'uomo ad integrarvisi.
Oggi
questo paesaggio ? ancora per gran parte definito dalla capacit?
dell'uomo a configurarlo in rapporto ai suoi bisogni e nella
misura del rispetto dell'identit? della natura, definendo
cos? un insieme armonico in cui la pietra determina i limiti
delle propriet?, i terreni da lavorare o percorrere, le case
da abitare.
Questo
splendido processo che vede protagonisti l'uomo e la natura,
vede l'espressione pi? specifica e completa nella citt?
di Alberobello, dove la pietra giunge a definire attraverso le costruzioni,
tutte le caratteristiche urbane (percorsi, arredi, spazi sociali,
ecc): l'uomo ha costruito la citt? partendo dai materiali
secondo le regole della natura.
Il
grande architetto egiziano Hassan Fathy ebbe l'occasione di
affermare che il declino dell'Architettura ? legato
alle scelte che taluni processi evolutivi impongono e nei confronti
dei quali gli uomini non si trovano preparati. Questa affermazione
trova convalida nella condizione in cui si trovano oggi i piccoli
e grandi patrimoni culturali del mondo dopo che il corso della Storia
e lo sviluppo delle societ?, spesso verificatisi secondo
processi completamente estranei a qualsiasi ottica di pianificazione
o programmazione, o ancora, senza tenere in alcun conto la ricchezza
culturale del patrimonio dei territori, sono progredite lungo strade
che hanno portato il pi? delle volte questo patrimonio all'abbandono
o alla distruzione.
Questa
architettura non ? sfuggita a questo pericolo e gi?
negli anni tra la fine del secolo scorso e gli inizi del 1900, complici
talune crisi economiche e la parcellizzazione del territorio rurale,
il sistema paesaggio/architettura diveniva oggetto di profonde trsformazioni
che contribuivano a metterne in crisi l'identit?. Gli
anni, poi, della ricostruzione dopo la seconda guerra mondiale,
l'enorme spinta economica degli anni '60 ed ancora la
creazione degli enormi poli industriali (le "Cattedrali nel
deserto"?), hanno innescato processi di abbandono delle
zone rurali e di una cultura legata alla terra: dall' aumento
delle concentrazioni urbane all'involuzione delle identit?
rurali il passo ? breve.
Questo
processo ? particolarmente rimarchevole nei territori della
pietra a secco, ma ne ha assunto connotazioni particolari: i contadini,
trasformati in operai hanno spesso conservato la loro residenza
nelle agglomerazioni urbane di tipo rurale, preferendo viaggiare
per lavorare. In questa maniera potevano coltivare i loro piccoli
appezzamenti di terra - generalmente ereditati - che assicuravano
loro occupazione temporanea e surplus sui loro bisogni familiari
( le vendemmie per il vino e la raccolta delle olive per l'olio
di quantit? familiare), fatto molto importante in una situazione
di economia ancora arretrata e generalmente rinchiusa su se stessa.
Il
nostro contadino-agricoltore si ? trasformato in operaio-agricoltore,
cosa che non gli ha fatto perdere completamente identit?,
ma lo ha collocato in una sorta di "limbo culturale".
L'"autore"
del paesaggio in pietra a secco non era un vero e proprio "costruttore",
cio? un operatore impiegato esclusivamente ad operare in
questo campo, ma piuttosto un contadino ritrovatosi costruttore
in seguito all'esigenza di coltivare le sue terre. In quest'ottica
egli non si ? mai preoccupato di diventare "imprenditore
della pietra a secco", poich? questa occupazione non
gli ? mai apparsa come occasione di investimento. Ciononostante,
taluni personaggi spesso hanno operato come vere e proprie imprese
nel campo della manutenzione e del restauro di questa architettura
che, per sua stessa natura, richiede una manutenzione periodica
obbligatoria.
In
questo modo, accanto ai contadini che, bene o male, si occupavano
della manutenzione dei propri muretti a secco che delimitavano le
propriet? o dei piccoli ricoveri presenti sul terreno, sono
apparsse un piccolo numero di imprese che hanno iniziato ad operare
nel campo della manutenzione e che sono inevitabilmente divenute
le depositarie quasi esclusive di questa professionbalit?.
A quanto
detto occorre aggiungere che, per molto tempo, la legislazione in
materia di patrimonio architettonico ha preferito ignorare questa
espressione dell'arte del costruire, limitandosi a riconoscere
soltanto nel caso dei quartieri "rione Monti" ed "Aia
Piccola" in Alberobello (negli anni '30) una singolarit?
eccezionale, prevedendo rigide norme di salvaguardia. Queste norme,
comunque, si limitavano ad una semplice politica di divieto assoluto
del "fare" in rapporto a qualsivoglia proposta di sistemazione
interna od esterna: fu adottata la politica del "non intervento"
che si ? rivelata essere all'origine di enormi problemi
per questi quartieri che, di conseguenza, hanno subito un lungo
processo di abbandono da parte dei residenti i cui bisogni abitativi
erano evoluti, non avevano n? la possibilit? di adeguare
gli standard n? di mettere mano alle costruzioni eccetto
che per pura e semplice manutenzione e si trovavano a vivere in
queste costruzioni in totale assenza di qualsiasi pianificazione
o idea di intervento o di riutilizzo.
Nel
frattempo il patrimonio in pietra a secco esistente al di fuori
del centro urbano ? rimasto al di fuori di ogni normativa
di conservazione, la qual cosa ha provocato spesso il deterioramento
delle sue condizioni fisiche oppure, in seguito alla chiusura delle
cave di estrazione del materiale di costruzione ed allo scarseggiare
di esso, il saccheggio del patrimonio rurale a vantaggio della manutenzione
di quello urbano e dei grandi complessi masserizi.
L'aumento
esponenziale di un turismo giornaliero e pi? o meno continuato
per quanto riguarda la citt? di Alberobello ha provocato
la rivalutazione foniaria delle case all'interno dei quartieri
visitati nello stesso tempo in cui una tendenza al loro utilizzo
a servizio di un artigianato spesso dubbio (anche in questo caso
in assenza completa di pianificazione dello sviluppo economico?)
e che ha gradualmente definito una immagine di luogo a servizio
del commercio turistico, vissuto malamente di giorno e deserto di
notte.
Durante
questo periodo il territorio ? sopravvissuto, pi?
male che bene, a questi processi di sviluppo selvaggio appoggiandosi
unicamente alla sensibilit? di persone legate ostinatamente
ad una terra che costituiva il legame parentale e la radice profonda
della propria esistenza (spesso ricorreva la promessa dei figli
ai padri di occuparsi delle terre di cui i padri, a loro volta,
avevano ereditato?.) come in una sorta di identit? culturale.
Nel
1996 giunge l'iscrizione del "Rione Monti", dell'
"Aia Piccola", del complesso dei trulli del "Museo
del Territorio", della "Casa D'Amore" e del
"Trullo Sovrano" nella lista del patrimonio mondiale.
Questo riconoscimento, effettuato dall'UNESCO, determina l'enorme
importanza del centro storico della citt? di Alberobello
in quanto insieme urbano rimarchevole, ma di fatto, non riconosce
alla totalit? del paesaggio una dignit? eccezionalmente
singolare n? la speranza di un interesse particolare in quanto
paesaggio culturalmente identificato.
Ad
ogni modo le tendenze degli ultimi anni vanno nella direzione di
un forte sfruttamento dell'immagine del territorio in pietra
a secco e la richiesta turistica in questo senso comincia a diventare
troppo specialistica per un sistema ricettivo praticamente al di
fuori di qualsiasi decente pratica organizzativa. In rapporto ad
un affluenza vicina a 1.200.000 unit? annuali (tipologia
quasi esclusivamente giornaliera e non residenziale di turista?)
riguardante la sola citt? di Alberobello, la richiesta di
turismo rurale ? in forte aumento e gi? i primi proprietari
si organizzano nell'ottica di un turismo stabile con opportunit?
pi? grandi legate alla possibilit? di sfruttamento
culturale di dimensioni territoriali. Ma anche in questo campo il
tutto avviene in assenza quasi totale di pianificazione da parte
degli Enti territoriali.
Nell'insieme
di questi processi l'attivit? legata al restauro del
patrimonio in pietra a secco prende un nuovo slancio: ci si interessa
sempre pi? e si cominciano ad investire capitali sempre pi?
importanti
Si
tratta, quindi, di ripartire con un nuovo concetto di valorizzazione
del patrimonio che non pu? esprimersi se non attraverso l'identificazione
di una vera e propria industria culturale legata al paesaggio.
Fin
qui le attivit? di valorizzazione sono state sempre realizzate
attraverso un sistema assistenziale e passivo tramite amministrazioni
locali o gruppi di volontari che si sentono quasi "obbligati"
a fare "qualcosa", ma, in ogni caso, mai in maniera continua
n? nell'ottica di una seria pianificazione finalizzata
alla salvaguardia: si fanno azioni isolate e commisurate alle disponibilit?
finanziarie in atto.
E'
certo, in seguito a queste considerazioni, che la salvaguardia del
patrimonio non pu? avanzare in queste condizioni: s'impone
la necessit? ch'essa sia organizzata secondo schemi
logici e soprattutto che possa rendersi indipendente dalle sole
sovvenzioni, diventando un autentico sistema d'impresa, un
vero motore di sviluppo del territorio.
Perch?
questa industria culturale sia capace di esprimere l'autonomia
precedentemente citata, deve essere capace di generare utili attraverso
l'offerta che le ? pi? distintiva: quella dei
servizi organicamente predisposti, senza tuttavia denaturare le
proprie caratteristiche culturali.
Uno
dei metodi possibili per effettuare questo disegno ? quello
della creazione di un "Centro del Paesaggio della pietra a
secco" che, partendo dalle conoscenze esistenti e sviluppando
le potenzialit? nascoste nelle pratiche della costruzione
del paesaggio attraverso la formazione, la comunicazione ed il partenariato
delle imprese, degli attori locali e delle collettivit? territoriali,
possa posizionarsi come referente nel campo del patrimonio culturale
e del turismo.
Si
tratta di una struttura che ha come scopo quello di centralizzare
le informazioni e diffondere le conoscenze nel campo del patrimonio,
mentre, al contempo, sia capace di fornire un servizio destinato
ai turisti ed ai "viaggiatori culturali" interessati non
solo a conoscere ma anche a praticare la cultura di questo territorio.
Sarebbe
possibile, ad esempio, organizzare corsi/soggiorno per coloro i
quali fossero interessati a seguire il lavoro degli artigiani della
pietra a secco, mescolando questa attivit? con escursioni,
lezioni teoriche e vivendo per un certo numero di giorni in masseria
o in complessi agricoli gustando la cucina locale, ecc..
E'
molto importante recuperare una struttura ricettiva funzionalizzandola
ai differenti servizi organizzativi legati al progetto e che, quindi,
contenga:
Hall
Uffici
Sale di riunione e conferenza
Deposito materiali
Biblioteca/videoteca
Sala multimediale
Questo luogo deve poter costituire da un lato il motore dell'impresa
e dall'altro il nucleo dell'organizzazione e della ricettivit?.
Un
partenariato con le imprese esistenti e da costituirsi dar?
la possibilit? di accogliere il turista in maniera da farlo
"immergere" completamente (mangiare, dormire, visitare?)
nel territorio.
Allo
stesso tempo occorre organizzare corsi di formazione e conoscenza
per artigiani e aspiranti professionisti del settore, ma anche per
i turisti. A questo proposito si rivela estremamente importante
la collaborazione con le imprese artigianali del settore del recupero,
le quali andranno ad operare direttamente e trasmettere il proprio
"savoir faire".
Questi
obiettivi possono inizialmente essere indirizzati a due target turistici
ben definiti.
Il
primo utente potenziale ? quello dei turismo a fini tipicamente
culturali e formativi. Si tratta, ad esmpio, degli studenti che
(almeno in Italia) non fanno corsi di sensibilizzazione al patrimonio.
Un'offerta che dia loro la possibilit? di conoscere
non solo, ma anche di partecipare al restauro di un manufatto in
pietra a secco, vivendo all'interno di un sistema ricettivo
strutturato attraverso una serie di offerte di servizi adeguata,
ma anche "tradizionale", pu? soddisfare la richiesta
di formazione e sensibilizzazione al patrimonio culturale da parte
delle nuove generazioni andando nella direzione che lo stesso Ministero
della Pubblica Istruzione e quello della Cultura suggeriscono.
Il secondo tipo di pubblico di riferimento ? individuabile
attraverso una analisi dei flussi turistici attuali. Se si analizzano
le caratteristiche turistiche del territorio, ci si rende conto
che esiste un turismo "passeggero" (due o tre ore di visita
e poi di corsa al mare o verso le localit? pi? attrezzate
dal punto di vista ricettivo..) tra l'altro vissuto da parte
degli operatori in maniera completamente e volutamente disorganizzata.
Questa analisi sottolinea assenza completa di "vacanze culturali"
(o, come si suol dire, intelligenti?) e che sono individuabili
in un tipo di turista qui completamente assente, ma altrove in forte
crescita. Questo turista deve poter fare una vacanza finalizzata
alla conoscenza ed alla pratica dei mestieri della pietra a secco,
vivendo immerso nel paesaggio culturale, in masseria, mangiando
locale, ed avendo a disposizione una struttura organizzativa che
lo interessi e lo "immerga" nell'azione del vivere
dentro e con la pietra a secco.
Gli attori principali di questa operazione devono essere le collettivit?
locali, le associazioni, gli operatori del settore turistico e quelli
della salvaguardia e del restauro?
L'obiettivo
principale di un progetto del genere ? quello di creare da
un lato un circuito turistico ben strutturato e che possa esprimere
un indotto economico-occupazionale sufficientemente forte da assicurare
un impiego che oltrepassi il livello stagionale nello stesso tempo
in cui identifica un'associazione di forze produttive nel settore
turistico, e, dall'altro, attraverso questo sistema, poter
finanziare un centro di ricerca sulla pietra a secco che possa funzionare
come vero e proprio punto di riferimento e luogo di proposta nel
settore culturale e della salvaguardia provocando in tal modo una
rinascita e riqualificazione delle imprese artigianali del settore.
L'architecture
en pierre s?che dans la r?gion des Pouilles
Arch.
Michelangelo Dragone(*)
L'architecture
en pierre seche se retrouve un peu partout dans differentes regions
du monde, mais elle est particulierement concentr?e dans
les Pays mediterran?ens (P?ninsule hiberique, France,
Italie, toutes les r?gions de la ex- Jugoslavie, Gr?ce,
les iles et toutes les r?gions nord-africaines), sans exclure
d'autres territoires du Nord europ?en (comme, par ex.
L'Irlande ou l'Ecosse).
Il
s'agit d'une architecture pauvre en moyens et non catalogable
directement entre celles definies par les experts comme "monumentale".
Cette expression de batir de l'homme n'est pas produite par un dessin
pr?defini, mais par l'exigeance de rendre cultivable une
terre tr?s difficile ? l'etre.
Particulierement
dans la r?gion des "Pouilles", en Italie, et surtout
dans la zone appel?e la "Murgia", le sol geologique
est constitu? par des pierres calcaires situ?es tr?s
souvent effleurant la surface. Le d?pierrage des champs etait
le passage oblig? pour rendre les terres aptes ? etre
exploit?es en agriculture. Le d?pierrage se faisait
en accumulant les materiaux dans des gros tas de forme circulaire,
des fois de surfaces et de hauteurs remarquables. Une grande partie
de ces pierres etait utilis?e dans la construction de murets
? sec pour delimiter les propriet?es et les routes.
Mais, finalement, ces pierres ont et? utilis?es pour
anthropomorpher le territoire dans sa totalit? et par rapport
? la possibilit? de l'homme ? s'y integrer.
Aujourd'hui
ce paysage est encore en grande partie defini par la capacit?
de l'homme ? le configurer ? ses besoin dans la mesure
du respect de l'identit? de la nature, definissant ainsi
un paysage harmonique o? la pierre determine les limites
de propriet?, les sols o? d?ambuler, les maisons
o? habiter.
Ce
processus splendide qui voit protagoniste l'homme et la nature voit
l'expression la plus specifique et avanc?e dans la ville
de Alberobello, o? la pierre parvient ? definir non
seulement les constructions, mais tous les rapports normalement
definis comme "urbains": l'homme a bati la ville en partant
des materiaux et selon les regles de la nature.
Il
ne serait pas inutile de faire i?i la description de ces
lieux et des dinamiques interessantes qui s'y expriment, mais n'?tant
pas l'objet specifique de mon intervention, je renvoyerai ?
d'autres occasions ces aspects pour pouvoir plus directement affronter
les problemes que un paysage de ce type peut rencontrer.
Le
grand architecte qui est Hassan Fathy, ? eu l'occasion d'affirmer
que le declin de l'architecture est li? aux choix que certains
processus d'?volution imposent et pour lesquels les hommes
ne sont pas pr?par?s. Cette affirmation est valid?e
par la condition o? se trovent les petits et grands patrimoines
culturels du monde depuis que le cours de l'histoire et le developpement
des societ?s, souvent selon des processus actualis?s
en absence de planification ou sans tenir compte de la richesse
culturelle du patrimoine des Regions, ont progress? sur un
chemin qui a emmen? le plus souvent ledit patrimoine ?
la catastrophe ou ? la destruction.
L'architecture
en pierre s?che de la r?gion des Pouilles n'a pas
echapp? ? ce risque et d?ja dans les ann?es
entre la fin du si?cle pass? et le d?but du
1900, complices certains crises economiques et le morcellement du
territoire agricole, le systh?me paysage / architecture faisait
l'objet de profondes transformations qui contribuaient ?
en mettre en crise son identit?. Ensuite les ann?s
de la reconstruction apr?s la deuxi?me guerre mondiale,
l'?norme pouss?e economique et occupationnelle provoqu?e
dans les r?gions du sud de l'Italie et finalis?e ?
la creation d'enormes poles industrielles metallurgiques (communement
definis "cath?drales dans le desert") ont determin?
des proc?s d'abandon inevitable d'une culture li?e
? la terre: enormes concentrations urbaines, abandon des
territoires ruraux et consequente involution des identit?es
culturelles.
Particulierement
dans le territoire de la pierre s?che ce processus a et?
realis? en majeure partie mais avec des aspects particuliers:
les paysans transform?s en ouvrier metallurgiques ont souvent
gard? leur lieu de residence ? la campagne en preferant
voyager pour travailler et,de cette fa?on, gardant leurs
petits morceaux de terrain ? la campagne, generalement herit?
par leurs parents, qui leur assuraient une occupation temporaire,
un surplus dans leurs besoins (voir les vendanges de petits vignobles
ou les recoltes d'olives pour des petites quantit?s d'huile)
exclusivement familiales, mais aussi tr?s importantes par
rapport ? une economie encore arrier? et generalement
renferm? sur elle-meme.
Notre
paysan-agriculteur a subi une transformation en ouvrier-agriculteur
qui ne lui a pas fait perdre completement son identit? en
le laissant, de ce cot?, dans une sorte de limbes culturelle.
L'"amenageur"
du paysage en pierre s?che n'etait pas un veritable "batisseur",
dans le sens de "constructeur" et "operateur"
exclusif de ce type d'architecture, mais plutot un "paysan"
oblig? ? construir pour pouvoir cultiver la terre,
et dans ce sens il n'a jamais tent? de se transformer en
"entrepreneur de la pierre s?che", ne voyant pas
en cela des occasions d'investissement. Tout de meme, certains batisseur
ont oper?, souvent ? cot? de leur activit?
de chantiers contemporains, dans la manutention et la restauration
des architectures en pierre s?che puisque l'ensemble de ces
constructions etait d'un nombre impressionant et, par sa nature
meme, demandait une manutention periodique obligatoire.
A cot?,
donc, des paysans qui s'occupaient, bien ou mal, des murets ?
sec ou des petits repaires presents sur leurs terrains, sont apparus
un petit nombre d'entreprises qui ont commenc? ? operer
dans ce domaine et qui sont devenues, inevitablement, les d?positaires
presque excluisives de ce savoir - faire.
A tout
cela il faut ajouter que, pendant beaucoup de temps, la legislation
en mati?re de patrimoine culturel a prefer? ignorer
cette expression d'amenager de l'homme bien qu'elle ait et?
oblig?e ? reconnaitre seulement dans le cas du quartier
ancien de la ville de Alberobello (dans les ann?es 1930)
une singularit? exceptionnelle et ? pr?voir
des normes de sauvegarde tr?s strictes mais qui se limitaient
? une politique d'interdiction pure et simple par rapport
? n'importe quelle proposition d'amenagement interieure ou
exterieure: cette politique de "non intervention" a et?
? l'origine d'enormes problemes pour ces quartiers qui, en
consequence, ont subi un long processus d'abandon de la part de
familles qui n'etaient plus ? mesure d'habiter des lieux
qui, non seulement ne repondaient plus ? des standards habitatifs
d?sormais evolu?s, mais en plus n'avaient pas la possibilit?
d'y intervenir etant objet d'une politique de "maintien-sur-
pieds" et en absence d'une quelconque planification ou d'"id?e"
d'intervention-utilisation.
Entretemps,
le patrimoine en pierre s?che subsistant ? la campagne
est rest? en dehors de normatives de conservation specifiques,
chose qui a provoqu? tr?s souvent la deteroration
de sa condition phisique ou, suite ? la fermeture des carrieres
de materiel, le pillage de ce patrimoine rural pour l'entretien
de celui urbain ou des grands complexes fermiers.
L'augmentation
esponentielle d'un tourisme journalier et plus ou moins continu
dans les quartiers anciens de la ville de Alberobello a provoqu?
la r?evaluation fonci?re des maisons presentes, en
meme temps qu'une tendence ? leurs utilisation dans le domaine
d'un artisanat tr?s douteux (la aussi en absence complete
de planification du developpement economique), qui a graduellement
determin? l'image d'un habitat au service de la vente de
produits touristiques v?cu le jour et desert la nuit.
Pendant
ce temps tout le territoire a survecu, plus mal que bien, ?
tous ces proc?s de developpement sauvage, s'appuyant uniquement
sur la sensibilit? d'individus li?s avec obstination
? une terre qui ne pouvait rien leur donner sinon des liens
avec leurs parents et grands-parents (souvent recourrait la promesse
des fils aux parents de s'occuper de la terre dont eux memes avaient
herit? ? leur tour?) comme une sorte d'identit?
culturelle.
Vient,
enfin se rajouter, en 1996, l'inscription dans la liste UNESCO du
patrimoine mondial des "trulli" de Alberobello. Cette
reconnaissance, faite au nom des sites du patrimoine mondial, determine
l'enorme importance des quartiers anciens de la ville de Alberobello
en tant qu'exemple d'ensemble urbain remarquable, mais, de fait
ne reconnait pas ? la totalit? du paysage une dignit?
exceptionnellement singuli?re, ni, donc, l'espoir d'une attention
particuli?re dans le sens d'un paysage culturel identifi?.
Tout
de meme, les tendances des derni?res ann?es vont dans
le sens d'une tr?s forte exploitation de l'image du territoire
en pierre s?che et la demande touristique dans ce sens commence
? etre trop specialis?e pour un systh?me receptif
anarchique et non organis?. A front d'une frequentation proche
de 1.200.000 visiteurs par ans (typologie typiquement journali?re
et non residente de touriste?) qui concerne la seule ville
de Alberobello, la demande de s?jours ? la campagne
est en forte hausse et dej? les premiers proprietaires de
ferme s'organisent en vue d'un tourisme stable et avec des opportunit?es
plus grandes li?es aux possibilit?es culturelles d'un
territoire plus vaste. Mais l? aussi en l'absence presque
totale de planification, ni d'individuation de targets specifiques.
Dans
l'ensemble de ces proc?s l'activit? li?e ?
la restauration des architectures en pierre s?che prend un
nouvel ?lan: on s'y interesse toujours plus et on commence
? y investir des capitaux relativement importants.
Il
s'agit, maintenant, de repartir avec un nouveau concept de
valorisation du patrimoine qui ne peut que s'exprimer ?
travers l'identification d'une veritable industrie culturelle
li?e ? ce paysage.
Jusqu'i?i
les activit?es de valorisation ont toujours et?es
realis?es par le moyen d'un assistanat continu procur?
par des administrations locales ou des benevoles qui se sentaient
presque "oblig?s" de faire "quelque"
chose, mais, en tout cas, jamais pour un temps continu ni selon
une serieuse planification destin?e ? la sauvegarde:
on faisait des chose au coup par coup et en fonction de l'argent
disponible au moment.
Il
est certain, suite ? ces considerations, que l'instrument
de la sauvegarde du patrimoine ne peut plus proceder de cette fa?on
et il s'impose la necessit? qu'elle soit organis?e
selon des sch?mas planifi?s serieusement et surtout
qu'elle puisse se rendre independant des seules subventions,
mias qu'elle devienne un veritable sisth?me d'entreprise,
un autentique moteur de developpement du territoire.
Pour
que cette industrie culturelle soit capable d'exprimer cette
autonomie organisative, elle doit etre capable d'engendrer
des entr?es ? travers l'offre qui lui est plus
propre: celle de services culturels et touristiques organiquement
organis?s, sans toutefois d?naturer ses caracteristiques
culturelles originales.
Une
des applications possibles ? l'interieur de ce dessin
est celle de la creation d'un Centre du paysage de l'architecture
en pierre s?che qui, en partant des connaissances d?ja
existantes et en developpant les potentialit?es enferm?es
? l'interieur des pratiques de la construction de ce
paysage ? travers la formation (professionnelle et non?),
la communication et le partenariat des entreprises, des acteurs
locaux et des collectivit?es territoriales, puisse se positionner
comme referent dans le domaine du patrimoine culturel et du tourisme.
Il
s'agit d'une structure qui a comme but celui de centraliser
les informations et diffuser les connaissances dans le domaine du
patrimoine culturel et, en meme temps, capable de fournir un service
destin? aux touristes et aux "voyageurs culturels"
interess?es non seulement ? connaitre mais aussi ?
"pratiquer" la culture de ce territoire.
Il
serait possibles, par exemple, d'organiser des cours/sejours
pour les gens interess?s ? suivre le travail des artisans
de la pierre s?che, tout en espaceant ce temps avec des excursions,
des communications th?oriques et en vivant pour des courts
periodes en ferme ou dans ces architectures goutant la cuisine locale,
etc?
Il
est important de recuperer une structure d'accueil pour les
differents services organisatifs li?s ? ce projet
et qui puisse contenir:
Hall
Bureaux
Salles de r?union et de conference
D?pot des materiels
Biblioth?que/ videoth?que/
Salle multimedia
Ce lieu doit pouvoir constituer d'un cot? le moteur
de l'entreprise, et de l'autre le
Couer
de l'organisation et de la r?ceptivit?e.
Un
partenariat avec les entreprises existantes et en projet sur le
territoire donnera la possibilit? d'accueillir les gens
de fa?on ? les immerger completement (dormir, manger,
vivre?) dans le territoire de la pierre s?che.
En
meme temps il faut organiser des cours de formation pour artisans
et professionnels du secteur ? travers des cours th?oriques
et pratiques. A ce propos est tr?s important le partenariat
avec les entreprises artisanales du secteur de la restauration du
patrimoine en pierre s?che, lesquelles iront aussi operer
? travers la transmission de leurs connaissances.
Les
objectifs precedemment cit?s peuvent etre realis?s
au d?but en fonction de deux "targets" principaux.
le
premier public vis? est celui des visiteurs ? fin
tipiquement culturel et de formation. Il s'agit surtout des
jeunes etudiants qui ne font pas (au moins en Italie?) des
veritables Classes de Patrimoine. Une offre qui puisse leur donner
la possibilit? de connaitre, non seulement, mais aussi de
participer ? la restauration d'une oeuvre en pierre
s?che, tout en ?tant heberg? dans un systh?me
receptif structur? ? travers une s?rie d'offre
de services ad?quate et traditionnelle, peut exaucer la d?mande
de formation et sensibilisation des nouvelles generations au patrimoine
culturel que le Minist?re de l'Enseignement et les ?coles,
elles memes, expriment.
Le d?uxieme public vis? est individu? sur la
base d'une analyse des flux touristiques actuels. Si on analyse
les caracteristiques touristiques du territoire, on s'aper?oit
d'un cot? qu'il existe un tourisme "passager"
(deux ou trois heures de visite et apr?s vite ? la
mer ou dans d'autres localit?s pus organis?e
dans le sens de la rec?ptivit?) et de l'autre
une exploitation de ce tourisme dans un sens completement anarchique
et non organis?. Toutes ces considerations d?noncent
une complete absence de "vacances culturelles" ou, comme
on dit en Italie, "intelligentes" et qui appellent une
clientele (actuellement completement absente?) et qui, au contraire
trouve ailleurs une ?norme impulsion.
Le type de touriste vis? doit pouvoir faire une vacance finalis?
? la connaissance et ? la pratique des m?tiers
de la pierre s?che, tout en ?tant compl?tement
immerg? dans le paysage culturel, en vivant dans la ferme,
goutant la cuisine locale et, surtout, en ayant ? disposition
une structure organisative qui puisse l'interesser et l'immerger
compl?tement dans l'action de vivre dans et avec la
pierre s?che.
Les
acteurs de cette operation doivent etre les collectivit?s
locales, les associations, les operateurs du secteur touristiques
de reception et de r?stauration, les op?raturs de
la sauvegarde et de la restauration de l'architecture?..
L'objectif
principal de ce projet est celui de cr?er d'un cot?
un circuit touristique bien structur? et qui puisse exprimer
un induit economique et occupationnel suffisamment fort pour pouvoir
assurer un emploi qui d?passe le simple niveau saisonnier
tout en identifiant un'association de forces productives dans
le secteur touristique finalis? ? l'offre d'un
produit organique, et de l'autre, ? travers ce systh?me,
pouvoir financer le centre de recherche sur la pierre s?che
qui doit fonctionner comme un veritable point de r?pere et
lieu des propositions dans le secteur culturel, touristique et de
la conservation ? travers la collaboration, entre autres
des entreprises artisanaless du secteur.
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