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Articoli Vecchi: L'architettura in pietra a secco nella regione delle Puglie
Postato il Domenica, 16 maggio @ 16:47:50 CEST
Argomento: Pietra a secco: patrimonio da tutelare
Pietra a secco: patrimonio da tutelareL'architettura in pietra a secco nella regione delle Puglie(*)

Arch. Michelangelo Dragone



L'architettura in pietra a secco nella regione delle Puglie(*)

Arch. Michelangelo Dragone

(*) Intervento effettuato al convegno "Petrafolia" - rencontres mediterraneennes du patrimoine bati et des jardins - Six fours les Plages (83) e Mane (04) - Francia; pubblicato in "Synth?se des premi?res journ?es Petrafolia"- AA. VV. ediz. Alpes de Lumi?re, prieur? de Slagon, 04300 MANE - Fr

Versione in lingua Francese - Fran?ais

L'architettura in pietra a secco ? presente un po' dappertutto in diverse regioni del mondo, ma ? particolarmente concentrata nella zona dei Paesi del Mediterraneo (penisola iberica,Francia, Italia, regioni della ex - Jugoslavia, Grecia, isole e tutte le regioni nord - africane), senza escludere altri territori del nord - Europa (come, ad esempio, l'Irlanda e la Scozia).

Si tratta di un'architettura povera in mezzi e non catalogabile direttamente tra quelle definite dagli esperti come "monumentale". Questa espressione del costruire dell'uomo non risulta prodotta da un disegno predefinito, ma dall'esigenza di coltivare una terra arida e sassosa.

Nella regione delle Puglie, in Italia, ed in particolare nella zona delle "Murge", il suolo ? costituito da pietra calcarea posizionata ad un livello poco profondo e molto spesso in superficie. Lo spietramento dei campi costituiva il passaggio obbligato per rendere le terre adatte ad essere sfruttate per l'agricoltura e veniva effettuato accumulando i materiali in alcuni punti particolari assumendo forme circolari, talvolta costituiti da superfici ed altezze notevoli (le "Specchie").

Una grande quantita di queste pietre era utilizzata nella costruzione di muretti a secco con loscopo di delimitare le propriet? ed i percorsi. Infine, queste pietre sono state utilizzate per disegnare il territorio nella sua totalit? in rapporto alle capacit? dell'uomo ad integrarvisi.

Oggi questo paesaggio ? ancora per gran parte definito dalla capacit? dell'uomo a configurarlo in rapporto ai suoi bisogni e nella misura del rispetto dell'identit? della natura, definendo cos? un insieme armonico in cui la pietra determina i limiti delle propriet?, i terreni da lavorare o percorrere, le case da abitare.

Questo splendido processo che vede protagonisti l'uomo e la natura, vede l'espressione pi? specifica e completa nella citt? di Alberobello, dove la pietra giunge a definire attraverso le costruzioni, tutte le caratteristiche urbane (percorsi, arredi, spazi sociali, ecc): l'uomo ha costruito la citt? partendo dai materiali secondo le regole della natura.

Il grande architetto egiziano Hassan Fathy ebbe l'occasione di affermare che il declino dell'Architettura ? legato alle scelte che taluni processi evolutivi impongono e nei confronti dei quali gli uomini non si trovano preparati. Questa affermazione trova convalida nella condizione in cui si trovano oggi i piccoli e grandi patrimoni culturali del mondo dopo che il corso della Storia e lo sviluppo delle societ?, spesso verificatisi secondo processi completamente estranei a qualsiasi ottica di pianificazione o programmazione, o ancora, senza tenere in alcun conto la ricchezza culturale del patrimonio dei territori, sono progredite lungo strade che hanno portato il pi? delle volte questo patrimonio all'abbandono o alla distruzione.

Questa architettura non ? sfuggita a questo pericolo e gi? negli anni tra la fine del secolo scorso e gli inizi del 1900, complici talune crisi economiche e la parcellizzazione del territorio rurale, il sistema paesaggio/architettura diveniva oggetto di profonde trsformazioni che contribuivano a metterne in crisi l'identit?. Gli anni, poi, della ricostruzione dopo la seconda guerra mondiale, l'enorme spinta economica degli anni '60 ed ancora la creazione degli enormi poli industriali (le "Cattedrali nel deserto"?), hanno innescato processi di abbandono delle zone rurali e di una cultura legata alla terra: dall' aumento delle concentrazioni urbane all'involuzione delle identit? rurali il passo ? breve.

Questo processo ? particolarmente rimarchevole nei territori della pietra a secco, ma ne ha assunto connotazioni particolari: i contadini, trasformati in operai hanno spesso conservato la loro residenza nelle agglomerazioni urbane di tipo rurale, preferendo viaggiare per lavorare. In questa maniera potevano coltivare i loro piccoli appezzamenti di terra - generalmente ereditati - che assicuravano loro occupazione temporanea e surplus sui loro bisogni familiari ( le vendemmie per il vino e la raccolta delle olive per l'olio di quantit? familiare), fatto molto importante in una situazione di economia ancora arretrata e generalmente rinchiusa su se stessa.

Il nostro contadino-agricoltore si ? trasformato in operaio-agricoltore, cosa che non gli ha fatto perdere completamente identit?, ma lo ha collocato in una sorta di "limbo culturale".

L'"autore" del paesaggio in pietra a secco non era un vero e proprio "costruttore", cio? un operatore impiegato esclusivamente ad operare in questo campo, ma piuttosto un contadino ritrovatosi costruttore in seguito all'esigenza di coltivare le sue terre. In quest'ottica egli non si ? mai preoccupato di diventare "imprenditore della pietra a secco", poich? questa occupazione non gli ? mai apparsa come occasione di investimento. Ciononostante, taluni personaggi spesso hanno operato come vere e proprie imprese nel campo della manutenzione e del restauro di questa architettura che, per sua stessa natura, richiede una manutenzione periodica obbligatoria.

In questo modo, accanto ai contadini che, bene o male, si occupavano della manutenzione dei propri muretti a secco che delimitavano le propriet? o dei piccoli ricoveri presenti sul terreno, sono apparsse un piccolo numero di imprese che hanno iniziato ad operare nel campo della manutenzione e che sono inevitabilmente divenute le depositarie quasi esclusive di questa professionbalit?.

A quanto detto occorre aggiungere che, per molto tempo, la legislazione in materia di patrimonio architettonico ha preferito ignorare questa espressione dell'arte del costruire, limitandosi a riconoscere soltanto nel caso dei quartieri "rione Monti" ed "Aia Piccola" in Alberobello (negli anni '30) una singolarit? eccezionale, prevedendo rigide norme di salvaguardia. Queste norme, comunque, si limitavano ad una semplice politica di divieto assoluto del "fare" in rapporto a qualsivoglia proposta di sistemazione interna od esterna: fu adottata la politica del "non intervento" che si ? rivelata essere all'origine di enormi problemi per questi quartieri che, di conseguenza, hanno subito un lungo processo di abbandono da parte dei residenti i cui bisogni abitativi erano evoluti, non avevano n? la possibilit? di adeguare gli standard n? di mettere mano alle costruzioni eccetto che per pura e semplice manutenzione e si trovavano a vivere in queste costruzioni in totale assenza di qualsiasi pianificazione o idea di intervento o di riutilizzo.

Nel frattempo il patrimonio in pietra a secco esistente al di fuori del centro urbano ? rimasto al di fuori di ogni normativa di conservazione, la qual cosa ha provocato spesso il deterioramento delle sue condizioni fisiche oppure, in seguito alla chiusura delle cave di estrazione del materiale di costruzione ed allo scarseggiare di esso, il saccheggio del patrimonio rurale a vantaggio della manutenzione di quello urbano e dei grandi complessi masserizi.

L'aumento esponenziale di un turismo giornaliero e pi? o meno continuato per quanto riguarda la citt? di Alberobello ha provocato la rivalutazione foniaria delle case all'interno dei quartieri visitati nello stesso tempo in cui una tendenza al loro utilizzo a servizio di un artigianato spesso dubbio (anche in questo caso in assenza completa di pianificazione dello sviluppo economico?) e che ha gradualmente definito una immagine di luogo a servizio del commercio turistico, vissuto malamente di giorno e deserto di notte.

Durante questo periodo il territorio ? sopravvissuto, pi? male che bene, a questi processi di sviluppo selvaggio appoggiandosi unicamente alla sensibilit? di persone legate ostinatamente ad una terra che costituiva il legame parentale e la radice profonda della propria esistenza (spesso ricorreva la promessa dei figli ai padri di occuparsi delle terre di cui i padri, a loro volta, avevano ereditato?.) come in una sorta di identit? culturale.

Nel 1996 giunge l'iscrizione del "Rione Monti", dell' "Aia Piccola", del complesso dei trulli del "Museo del Territorio", della "Casa D'Amore" e del "Trullo Sovrano" nella lista del patrimonio mondiale. Questo riconoscimento, effettuato dall'UNESCO, determina l'enorme importanza del centro storico della citt? di Alberobello in quanto insieme urbano rimarchevole, ma di fatto, non riconosce alla totalit? del paesaggio una dignit? eccezionalmente singolare n? la speranza di un interesse particolare in quanto paesaggio culturalmente identificato.

Ad ogni modo le tendenze degli ultimi anni vanno nella direzione di un forte sfruttamento dell'immagine del territorio in pietra a secco e la richiesta turistica in questo senso comincia a diventare troppo specialistica per un sistema ricettivo praticamente al di fuori di qualsiasi decente pratica organizzativa. In rapporto ad un affluenza vicina a 1.200.000 unit? annuali (tipologia quasi esclusivamente giornaliera e non residenziale di turista?) riguardante la sola citt? di Alberobello, la richiesta di turismo rurale ? in forte aumento e gi? i primi proprietari si organizzano nell'ottica di un turismo stabile con opportunit? pi? grandi legate alla possibilit? di sfruttamento culturale di dimensioni territoriali. Ma anche in questo campo il tutto avviene in assenza quasi totale di pianificazione da parte degli Enti territoriali.

Nell'insieme di questi processi l'attivit? legata al restauro del patrimonio in pietra a secco prende un nuovo slancio: ci si interessa sempre pi? e si cominciano ad investire capitali sempre pi? importanti

Si tratta, quindi, di ripartire con un nuovo concetto di valorizzazione del patrimonio che non pu? esprimersi se non attraverso l'identificazione di una vera e propria industria culturale legata al paesaggio.

Fin qui le attivit? di valorizzazione sono state sempre realizzate attraverso un sistema assistenziale e passivo tramite amministrazioni locali o gruppi di volontari che si sentono quasi "obbligati" a fare "qualcosa", ma, in ogni caso, mai in maniera continua n? nell'ottica di una seria pianificazione finalizzata alla salvaguardia: si fanno azioni isolate e commisurate alle disponibilit? finanziarie in atto.

E' certo, in seguito a queste considerazioni, che la salvaguardia del patrimonio non pu? avanzare in queste condizioni: s'impone la necessit? ch'essa sia organizzata secondo schemi logici e soprattutto che possa rendersi indipendente dalle sole sovvenzioni, diventando un autentico sistema d'impresa, un vero motore di sviluppo del territorio.

Perch? questa industria culturale sia capace di esprimere l'autonomia precedentemente citata, deve essere capace di generare utili attraverso l'offerta che le ? pi? distintiva: quella dei servizi organicamente predisposti, senza tuttavia denaturare le proprie caratteristiche culturali.

Uno dei metodi possibili per effettuare questo disegno ? quello della creazione di un "Centro del Paesaggio della pietra a secco" che, partendo dalle conoscenze esistenti e sviluppando le potenzialit? nascoste nelle pratiche della costruzione del paesaggio attraverso la formazione, la comunicazione ed il partenariato delle imprese, degli attori locali e delle collettivit? territoriali, possa posizionarsi come referente nel campo del patrimonio culturale e del turismo.

Si tratta di una struttura che ha come scopo quello di centralizzare le informazioni e diffondere le conoscenze nel campo del patrimonio, mentre, al contempo, sia capace di fornire un servizio destinato ai turisti ed ai "viaggiatori culturali" interessati non solo a conoscere ma anche a praticare la cultura di questo territorio.

Sarebbe possibile, ad esempio, organizzare corsi/soggiorno per coloro i quali fossero interessati a seguire il lavoro degli artigiani della pietra a secco, mescolando questa attivit? con escursioni, lezioni teoriche e vivendo per un certo numero di giorni in masseria o in complessi agricoli gustando la cucina locale, ecc..

E' molto importante recuperare una struttura ricettiva funzionalizzandola ai differenti servizi organizzativi legati al progetto e che, quindi, contenga:

Hall
Uffici
Sale di riunione e conferenza
Deposito materiali
Biblioteca/videoteca
Sala multimediale
Questo luogo deve poter costituire da un lato il motore dell'impresa e dall'altro il nucleo dell'organizzazione e della ricettivit?.

Un partenariato con le imprese esistenti e da costituirsi dar? la possibilit? di accogliere il turista in maniera da farlo "immergere" completamente (mangiare, dormire, visitare?) nel territorio.

Allo stesso tempo occorre organizzare corsi di formazione e conoscenza per artigiani e aspiranti professionisti del settore, ma anche per i turisti. A questo proposito si rivela estremamente importante la collaborazione con le imprese artigianali del settore del recupero, le quali andranno ad operare direttamente e trasmettere il proprio "savoir faire".

Questi obiettivi possono inizialmente essere indirizzati a due target turistici ben definiti.

Il primo utente potenziale ? quello dei turismo a fini tipicamente culturali e formativi. Si tratta, ad esmpio, degli studenti che (almeno in Italia) non fanno corsi di sensibilizzazione al patrimonio. Un'offerta che dia loro la possibilit? di conoscere non solo, ma anche di partecipare al restauro di un manufatto in pietra a secco, vivendo all'interno di un sistema ricettivo strutturato attraverso una serie di offerte di servizi adeguata, ma anche "tradizionale", pu? soddisfare la richiesta di formazione e sensibilizzazione al patrimonio culturale da parte delle nuove generazioni andando nella direzione che lo stesso Ministero della Pubblica Istruzione e quello della Cultura suggeriscono.
Il secondo tipo di pubblico di riferimento ? individuabile attraverso una analisi dei flussi turistici attuali. Se si analizzano le caratteristiche turistiche del territorio, ci si rende conto che esiste un turismo "passeggero" (due o tre ore di visita e poi di corsa al mare o verso le localit? pi? attrezzate dal punto di vista ricettivo..) tra l'altro vissuto da parte degli operatori in maniera completamente e volutamente disorganizzata. Questa analisi sottolinea assenza completa di "vacanze culturali" (o, come si suol dire, intelligenti?) e che sono individuabili in un tipo di turista qui completamente assente, ma altrove in forte crescita. Questo turista deve poter fare una vacanza finalizzata alla conoscenza ed alla pratica dei mestieri della pietra a secco, vivendo immerso nel paesaggio culturale, in masseria, mangiando locale, ed avendo a disposizione una struttura organizzativa che lo interessi e lo "immerga" nell'azione del vivere dentro e con la pietra a secco.
Gli attori principali di questa operazione devono essere le collettivit? locali, le associazioni, gli operatori del settore turistico e quelli della salvaguardia e del restauro?

L'obiettivo principale di un progetto del genere ? quello di creare da un lato un circuito turistico ben strutturato e che possa esprimere un indotto economico-occupazionale sufficientemente forte da assicurare un impiego che oltrepassi il livello stagionale nello stesso tempo in cui identifica un'associazione di forze produttive nel settore turistico, e, dall'altro, attraverso questo sistema, poter finanziare un centro di ricerca sulla pietra a secco che possa funzionare come vero e proprio punto di riferimento e luogo di proposta nel settore culturale e della salvaguardia provocando in tal modo una rinascita e riqualificazione delle imprese artigianali del settore.

L'architecture en pierre s?che dans la r?gion des Pouilles

Arch. Michelangelo Dragone(*)

L'architecture en pierre seche se retrouve un peu partout dans differentes regions du monde, mais elle est particulierement concentr?e dans les Pays mediterran?ens (P?ninsule hiberique, France, Italie, toutes les r?gions de la ex- Jugoslavie, Gr?ce, les iles et toutes les r?gions nord-africaines), sans exclure d'autres territoires du Nord europ?en (comme, par ex. L'Irlande ou l'Ecosse).

Il s'agit d'une architecture pauvre en moyens et non catalogable directement entre celles definies par les experts comme "monumentale". Cette expression de batir de l'homme n'est pas produite par un dessin pr?defini, mais par l'exigeance de rendre cultivable une terre tr?s difficile ? l'etre.

Particulierement dans la r?gion des "Pouilles", en Italie, et surtout dans la zone appel?e la "Murgia", le sol geologique est constitu? par des pierres calcaires situ?es tr?s souvent effleurant la surface. Le d?pierrage des champs etait le passage oblig? pour rendre les terres aptes ? etre exploit?es en agriculture. Le d?pierrage se faisait en accumulant les materiaux dans des gros tas de forme circulaire, des fois de surfaces et de hauteurs remarquables. Une grande partie de ces pierres etait utilis?e dans la construction de murets ? sec pour delimiter les propriet?es et les routes. Mais, finalement, ces pierres ont et? utilis?es pour anthropomorpher le territoire dans sa totalit? et par rapport ? la possibilit? de l'homme ? s'y integrer.

Aujourd'hui ce paysage est encore en grande partie defini par la capacit? de l'homme ? le configurer ? ses besoin dans la mesure du respect de l'identit? de la nature, definissant ainsi un paysage harmonique o? la pierre determine les limites de propriet?, les sols o? d?ambuler, les maisons o? habiter.

Ce processus splendide qui voit protagoniste l'homme et la nature voit l'expression la plus specifique et avanc?e dans la ville de Alberobello, o? la pierre parvient ? definir non seulement les constructions, mais tous les rapports normalement definis comme "urbains": l'homme a bati la ville en partant des materiaux et selon les regles de la nature.

Il ne serait pas inutile de faire i?i la description de ces lieux et des dinamiques interessantes qui s'y expriment, mais n'?tant pas l'objet specifique de mon intervention, je renvoyerai ? d'autres occasions ces aspects pour pouvoir plus directement affronter les problemes que un paysage de ce type peut rencontrer.

Le grand architecte qui est Hassan Fathy, ? eu l'occasion d'affirmer que le declin de l'architecture est li? aux choix que certains processus d'?volution imposent et pour lesquels les hommes ne sont pas pr?par?s. Cette affirmation est valid?e par la condition o? se trovent les petits et grands patrimoines culturels du monde depuis que le cours de l'histoire et le developpement des societ?s, souvent selon des processus actualis?s en absence de planification ou sans tenir compte de la richesse culturelle du patrimoine des Regions, ont progress? sur un chemin qui a emmen? le plus souvent ledit patrimoine ? la catastrophe ou ? la destruction.

L'architecture en pierre s?che de la r?gion des Pouilles n'a pas echapp? ? ce risque et d?ja dans les ann?es entre la fin du si?cle pass? et le d?but du 1900, complices certains crises economiques et le morcellement du territoire agricole, le systh?me paysage / architecture faisait l'objet de profondes transformations qui contribuaient ? en mettre en crise son identit?. Ensuite les ann?s de la reconstruction apr?s la deuxi?me guerre mondiale, l'?norme pouss?e economique et occupationnelle provoqu?e dans les r?gions du sud de l'Italie et finalis?e ? la creation d'enormes poles industrielles metallurgiques (communement definis "cath?drales dans le desert") ont determin? des proc?s d'abandon inevitable d'une culture li?e ? la terre: enormes concentrations urbaines, abandon des territoires ruraux et consequente involution des identit?es culturelles.

Particulierement dans le territoire de la pierre s?che ce processus a et? realis? en majeure partie mais avec des aspects particuliers: les paysans transform?s en ouvrier metallurgiques ont souvent gard? leur lieu de residence ? la campagne en preferant voyager pour travailler et,de cette fa?on, gardant leurs petits morceaux de terrain ? la campagne, generalement herit? par leurs parents, qui leur assuraient une occupation temporaire, un surplus dans leurs besoins (voir les vendanges de petits vignobles ou les recoltes d'olives pour des petites quantit?s d'huile) exclusivement familiales, mais aussi tr?s importantes par rapport ? une economie encore arrier? et generalement renferm? sur elle-meme.

Notre paysan-agriculteur a subi une transformation en ouvrier-agriculteur qui ne lui a pas fait perdre completement son identit? en le laissant, de ce cot?, dans une sorte de limbes culturelle.

L'"amenageur" du paysage en pierre s?che n'etait pas un veritable "batisseur", dans le sens de "constructeur" et "operateur" exclusif de ce type d'architecture, mais plutot un "paysan" oblig? ? construir pour pouvoir cultiver la terre, et dans ce sens il n'a jamais tent? de se transformer en "entrepreneur de la pierre s?che", ne voyant pas en cela des occasions d'investissement. Tout de meme, certains batisseur ont oper?, souvent ? cot? de leur activit? de chantiers contemporains, dans la manutention et la restauration des architectures en pierre s?che puisque l'ensemble de ces constructions etait d'un nombre impressionant et, par sa nature meme, demandait une manutention periodique obligatoire.

A cot?, donc, des paysans qui s'occupaient, bien ou mal, des murets ? sec ou des petits repaires presents sur leurs terrains, sont apparus un petit nombre d'entreprises qui ont commenc? ? operer dans ce domaine et qui sont devenues, inevitablement, les d?positaires presque excluisives de ce savoir - faire.

A tout cela il faut ajouter que, pendant beaucoup de temps, la legislation en mati?re de patrimoine culturel a prefer? ignorer cette expression d'amenager de l'homme bien qu'elle ait et? oblig?e ? reconnaitre seulement dans le cas du quartier ancien de la ville de Alberobello (dans les ann?es 1930) une singularit? exceptionnelle et ? pr?voir des normes de sauvegarde tr?s strictes mais qui se limitaient ? une politique d'interdiction pure et simple par rapport ? n'importe quelle proposition d'amenagement interieure ou exterieure: cette politique de "non intervention" a et? ? l'origine d'enormes problemes pour ces quartiers qui, en consequence, ont subi un long processus d'abandon de la part de familles qui n'etaient plus ? mesure d'habiter des lieux qui, non seulement ne repondaient plus ? des standards habitatifs d?sormais evolu?s, mais en plus n'avaient pas la possibilit? d'y intervenir etant objet d'une politique de "maintien-sur- pieds" et en absence d'une quelconque planification ou d'"id?e" d'intervention-utilisation.

Entretemps, le patrimoine en pierre s?che subsistant ? la campagne est rest? en dehors de normatives de conservation specifiques, chose qui a provoqu? tr?s souvent la deteroration de sa condition phisique ou, suite ? la fermeture des carrieres de materiel, le pillage de ce patrimoine rural pour l'entretien de celui urbain ou des grands complexes fermiers.

L'augmentation esponentielle d'un tourisme journalier et plus ou moins continu dans les quartiers anciens de la ville de Alberobello a provoqu? la r?evaluation fonci?re des maisons presentes, en meme temps qu'une tendence ? leurs utilisation dans le domaine d'un artisanat tr?s douteux (la aussi en absence complete de planification du developpement economique), qui a graduellement determin? l'image d'un habitat au service de la vente de produits touristiques v?cu le jour et desert la nuit.

Pendant ce temps tout le territoire a survecu, plus mal que bien, ? tous ces proc?s de developpement sauvage, s'appuyant uniquement sur la sensibilit? d'individus li?s avec obstination ? une terre qui ne pouvait rien leur donner sinon des liens avec leurs parents et grands-parents (souvent recourrait la promesse des fils aux parents de s'occuper de la terre dont eux memes avaient herit? ? leur tour?) comme une sorte d'identit? culturelle.

Vient, enfin se rajouter, en 1996, l'inscription dans la liste UNESCO du patrimoine mondial des "trulli" de Alberobello. Cette reconnaissance, faite au nom des sites du patrimoine mondial, determine l'enorme importance des quartiers anciens de la ville de Alberobello en tant qu'exemple d'ensemble urbain remarquable, mais, de fait ne reconnait pas ? la totalit? du paysage une dignit? exceptionnellement singuli?re, ni, donc, l'espoir d'une attention particuli?re dans le sens d'un paysage culturel identifi?.

Tout de meme, les tendances des derni?res ann?es vont dans le sens d'une tr?s forte exploitation de l'image du territoire en pierre s?che et la demande touristique dans ce sens commence ? etre trop specialis?e pour un systh?me receptif anarchique et non organis?. A front d'une frequentation proche de 1.200.000 visiteurs par ans (typologie typiquement journali?re et non residente de touriste?) qui concerne la seule ville de Alberobello, la demande de s?jours ? la campagne est en forte hausse et dej? les premiers proprietaires de ferme s'organisent en vue d'un tourisme stable et avec des opportunit?es plus grandes li?es aux possibilit?es culturelles d'un territoire plus vaste. Mais l? aussi en l'absence presque totale de planification, ni d'individuation de targets specifiques.

Dans l'ensemble de ces proc?s l'activit? li?e ? la restauration des architectures en pierre s?che prend un nouvel ?lan: on s'y interesse toujours plus et on commence ? y investir des capitaux relativement importants.

Il s'agit, maintenant, de repartir avec un nouveau concept de valorisation du patrimoine qui ne peut que s'exprimer ? travers l'identification d'une veritable industrie culturelle li?e ? ce paysage.

Jusqu'i?i les activit?es de valorisation ont toujours et?es realis?es par le moyen d'un assistanat continu procur? par des administrations locales ou des benevoles qui se sentaient presque "oblig?s" de faire "quelque" chose, mais, en tout cas, jamais pour un temps continu ni selon une serieuse planification destin?e ? la sauvegarde: on faisait des chose au coup par coup et en fonction de l'argent disponible au moment.

Il est certain, suite ? ces considerations, que l'instrument de la sauvegarde du patrimoine ne peut plus proceder de cette fa?on et il s'impose la necessit? qu'elle soit organis?e selon des sch?mas planifi?s serieusement et surtout qu'elle puisse se rendre independant des seules subventions, mias qu'elle devienne un veritable sisth?me d'entreprise, un autentique moteur de developpement du territoire.

Pour que cette industrie culturelle soit capable d'exprimer cette autonomie organisative, elle doit etre capable d'engendrer des entr?es ? travers l'offre qui lui est plus propre: celle de services culturels et touristiques organiquement organis?s, sans toutefois d?naturer ses caracteristiques culturelles originales.

Une des applications possibles ? l'interieur de ce dessin est celle de la creation d'un Centre du paysage de l'architecture en pierre s?che qui, en partant des connaissances d?ja existantes et en developpant les potentialit?es enferm?es ? l'interieur des pratiques de la construction de ce paysage ? travers la formation (professionnelle et non?), la communication et le partenariat des entreprises, des acteurs locaux et des collectivit?es territoriales, puisse se positionner comme referent dans le domaine du patrimoine culturel et du tourisme.

Il s'agit d'une structure qui a comme but celui de centraliser les informations et diffuser les connaissances dans le domaine du patrimoine culturel et, en meme temps, capable de fournir un service destin? aux touristes et aux "voyageurs culturels" interess?es non seulement ? connaitre mais aussi ? "pratiquer" la culture de ce territoire.

Il serait possibles, par exemple, d'organiser des cours/sejours pour les gens interess?s ? suivre le travail des artisans de la pierre s?che, tout en espaceant ce temps avec des excursions, des communications th?oriques et en vivant pour des courts periodes en ferme ou dans ces architectures goutant la cuisine locale, etc?

Il est important de recuperer une structure d'accueil pour les differents services organisatifs li?s ? ce projet et qui puisse contenir:

Hall
Bureaux
Salles de r?union et de conference
D?pot des materiels
Biblioth?que/ videoth?que/
Salle multimedia
Ce lieu doit pouvoir constituer d'un cot? le moteur de l'entreprise, et de l'autre le

Couer de l'organisation et de la r?ceptivit?e.

Un partenariat avec les entreprises existantes et en projet sur le territoire donnera la possibilit? d'accueillir les gens de fa?on ? les immerger completement (dormir, manger, vivre?) dans le territoire de la pierre s?che.

En meme temps il faut organiser des cours de formation pour artisans et professionnels du secteur ? travers des cours th?oriques et pratiques. A ce propos est tr?s important le partenariat avec les entreprises artisanales du secteur de la restauration du patrimoine en pierre s?che, lesquelles iront aussi operer ? travers la transmission de leurs connaissances.

Les objectifs precedemment cit?s peuvent etre realis?s au d?but en fonction de deux "targets" principaux.

le premier public vis? est celui des visiteurs ? fin tipiquement culturel et de formation. Il s'agit surtout des jeunes etudiants qui ne font pas (au moins en Italie?) des veritables Classes de Patrimoine. Une offre qui puisse leur donner la possibilit? de connaitre, non seulement, mais aussi de participer ? la restauration d'une oeuvre en pierre s?che, tout en ?tant heberg? dans un systh?me receptif structur? ? travers une s?rie d'offre de services ad?quate et traditionnelle, peut exaucer la d?mande de formation et sensibilisation des nouvelles generations au patrimoine culturel que le Minist?re de l'Enseignement et les ?coles, elles memes, expriment.
Le d?uxieme public vis? est individu? sur la base d'une analyse des flux touristiques actuels. Si on analyse les caracteristiques touristiques du territoire, on s'aper?oit d'un cot? qu'il existe un tourisme "passager" (deux ou trois heures de visite et apr?s vite ? la mer ou dans d'autres localit?s pus organis?e dans le sens de la rec?ptivit?) et de l'autre une exploitation de ce tourisme dans un sens completement anarchique et non organis?. Toutes ces considerations d?noncent une complete absence de "vacances culturelles" ou, comme on dit en Italie, "intelligentes" et qui appellent une clientele (actuellement completement absente?) et qui, au contraire trouve ailleurs une ?norme impulsion.
Le type de touriste vis? doit pouvoir faire une vacance finalis? ? la connaissance et ? la pratique des m?tiers de la pierre s?che, tout en ?tant compl?tement immerg? dans le paysage culturel, en vivant dans la ferme, goutant la cuisine locale et, surtout, en ayant ? disposition une structure organisative qui puisse l'interesser et l'immerger compl?tement dans l'action de vivre dans et avec la pierre s?che.

Les acteurs de cette operation doivent etre les collectivit?s locales, les associations, les operateurs du secteur touristiques de reception et de r?stauration, les op?raturs de la sauvegarde et de la restauration de l'architecture?..

L'objectif principal de ce projet est celui de cr?er d'un cot? un circuit touristique bien structur? et qui puisse exprimer un induit economique et occupationnel suffisamment fort pour pouvoir assurer un emploi qui d?passe le simple niveau saisonnier tout en identifiant un'association de forces productives dans le secteur touristique finalis? ? l'offre d'un produit organique, et de l'autre, ? travers ce systh?me, pouvoir financer le centre de recherche sur la pierre s?che qui doit fonctionner comme un veritable point de r?pere et lieu des propositions dans le secteur culturel, touristique et de la conservation ? travers la collaboration, entre autres des entreprises artisanaless du secteur.


 
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